Paratormone ≥ 40 pg/mL come valore precoce di fragilità ossea

Studio sul paratormone (PTH)

La relazione tra Vitamina D, Paratormone (PTH) e salute ossea è da anni al centro della ricerca scientifica. Tuttavia, ciò che il nostro gruppo di lavoro ha recentemente dimostrato nella nuova pubblicazione su Biomolecules è destinato a cambiare il modo in cui valutiamo precocemente il rischio di osteopenia e osteoporosi nei pazienti.

Nel paper dal titolo “Serum PTH ≥ 40 pg/mL as a Marker of Bone Fragility and Vitamin D  Deficiency in Periodontitis Patients: Biochemical, Densitometric and Genetic Evidence”, abbiamo identificato una soglia critica di PTH pari a 40 pg/mL, capace di predire:

  • Carenza di vitamina D
  • Ridotta densità minerale ossea (BMD)
  • Maggiore rischio di fragilità scheletrica
  • Alterata regolazione calcio-fosforo anche in assenza di ipercalcemia

Un’informazione fondamentale per chi si occupa di medicina funzionale, prevenzione personalizzata, ma anche di gestione della parodontite, patologia che si associa spesso a una compromissione sistemica della salute ossea.

Cosa abbiamo scoperto: i dati principali dello studio

L’analisi ha coinvolto 1038 pazienti con parodontite, studiati dal nostro team sotto il profilo biochimico, densitometrico e genetico. I risultati sono stati chiari e statisticamente significativi:

1. Il 62% dei pazienti presenta PTH > 40 pg/mL

Valori spesso considerati “normali” nei referti, ma che nel nostro studio si associano a Vitamina D più bassa, Calcio sierico ridotto ed un T-score inferiori alla colonna e al femore
(cfr. dati tabellari e descrittivi nelle sezioni Results)

2. PTH e densità minerale ossea: correlazione diretta

Abbiamo riscontrato una correlazione inversa tra PTH e BMD (r = –0.159, p < 0.0105) — dato che rafforza il ruolo del paratormone come marcatore precoce di fragilità ossea, anche in pazienti normocalcemici.

3. Importanza della genetica

Il carico di polimorfismi nei geni VDR ed ERα influenza i livelli di PTH:

I pazienti con polimorfismi ERα più elevati mostrano PTH significativamente più alto ed anche le varianti VDR seguono un trend simile (non significativo ma coerente)

Questo suggerisce che la risposta ormonale e la salute ossea dipendono anche dalla predisposizione genetica individuale, punto chiave della medicina personalizzata e predittiva.

La relazione tra PTH e densità ossea: il punto di svolta dello studio

Quando abbiamo confrontato i valori di PTH con i T-score rilevati tramite densitometria, è emersa una relazione chiara e statisticamente significativa. All’aumentare del PTH, la densità ossea si riduce progressivamente, in particolare a livello lombare e femorale. Questa associazione non è marginale ma rappresenta la base fisiopatologica dell’iperparatiroidismo secondario subclinico.

Relazione tra livelli di Paratormone (PTH) e densità minerale ossea (T-score)
Come mostra la figura, la correlazione inversa tra PTH e densità minerale ossea è accompagnata da una curva ROC che identifica intorno ai 40.2 pg/mL il punto di massima sensibilità nel discriminare i soggetti con ridotta massa ossea. In altre parole, è proprio attorno a questa soglia che il PTH diventa un vero indicatore precoce di fragilità scheletrica, anche in condizioni di calcemia nel range di normalità.

Questo risultato, osservato in una popolazione numerosa e caratterizzata da uno stato infiammatorio cronico come la parodontite, suggerisce che il PTH possa diventare uno strumento diagnostico anticipatorio, utile anche in altre categorie di pazienti a rischio.

L’integrazione con i dati genetici e il ruolo della medicina personalizzata

Il nostro studio non si è limitato alle misurazioni biochimiche. Abbiamo incluso anche l’analisi dei polimorfismi dei geni VDR ed ERα, che regolano rispettivamente la risposta alla vitamina D e parte del metabolismo osseo. La presenza di varianti specifiche, soprattutto a livello del gene ERα, si associa a un incremento significativo dei livelli di paratormone, delineando un modello in cui genetica, micronutrienti e ormoni interagiscono e influenzano la stabilità del tessuto osseo.

Questo approccio integrato rappresenta uno dei punti cardine della medicina di precisione, che non interpreta più un valore di laboratorio come un dato isolato, ma come parte di un sistema complesso che coinvolge predisposizione genetica, ambiente, infiammazione e comportamento metabolico.

Un nuovo modello fisiopatologico

Per comprendere appieno le implicazioni cliniche del nostro lavoro, è utile visualizzare il meccanismo che collega vitamina D, calcio e paratormone a livello sistemico e come questo equilibrio possa infrangersi a causa della carenza di vitamina D.


Lo schema evidenzia come, in condizioni fisiologiche, il PTH rimanga controllato grazie a una sufficiente disponibilità di vitamina D, che permette un adeguato assorbimento del calcio e un corretto turnover osseo. Quando la vitamina D diminuisce, il paratormone aumenta per compensare la scarsa disponibilità di calcio, stimolando il riassorbimento osseo e compromettendo nel tempo la microarchitettura scheletrica. È proprio questa dinamica, quando si stabilizza oltre la soglia dei 40 pg/mL, a suggerire la presenza di un’alterazione metabolica che precede la comparsa della vera e propria osteoporosi.

Schema comparativo tra la regolazione fisiologica del metabolismo calcio–vitamina D–PTH e la condizione di iperparatiroidismo secondario (SHPT)
Schema comparativo tra la regolazione fisiologica del metabolismo calcio–vitamina D–PTH e la condizione di iperparatiroidismo secondario (SHPT). In presenza di adeguati livelli di vitamina D, il PTH rimane basso e l’osso mantiene un corretto equilibrio tra formazione e riassorbimento. Quando la vitamina D diminuisce, il PTH aumenta per compensare la scarsa disponibilità di calcio, attivando un riassorbimento osseo e favorendo la progressiva fragilità scheletrica. Il valore di PTH ≥ 40 pg/mL rappresenta un segnale precoce di questa alterazione metabolica.

Conclusione: verso una prevenzione sempre più personalizzata

I risultati del nostro studio dimostrano che il paratormone può diventare uno strumento fondamentale per identificare con largo anticipo i soggetti a rischio di fragilità ossea, specialmente quando integrato con la valutazione della vitamina D, dell’assetto minerale e della predisposizione genetica individuale. Considerare il valore di 40 pg/mL come nuovo cutoff operativo consente di riconoscere quelle condizioni subcliniche che, se non intercettate, possono evolvere negli anni in osteopenia o osteoporosi conclamata.

Questo approccio apre la strada a una medicina realmente personalizzata, capace di intervenire prima che il danno osseo diventi irreversibile, restituendo centralità alla prevenzione e alla gestione mirata del rischio.

Riferimento scientifico

Marroncini G., Martinelli S., Petrelli F., Bombardiere F., Sarnataro A., Martelli F.S. Serum PTH ≥ 40 pg/mL as a Marker of Bone Fragility and Vitamin D Deficiency in Periodontitis Patients: Biochemical, Densitometric and Genetic Evidence. Biomolecules 2025, 15, 1600. DOI: 10.3390/biom15111600